Roma è in fermento. In una giornata di forte mobilitazione, Greta Thunberg è scesa in piazza, unendosi a un imponente corteo pro Palestina che ha attraversato le vie della capitale. L’attivista svedese, volto simbolo della lotta per il clima, ha ampliato il suo raggio d’azione, portando la sua voce in una protesta che unisce la causa palestinese alla contestazione della finanziaria del governo Meloni.
Salita sul carro di testa insieme all’attivista brasiliano Thiago Avila, Thunberg ha marciato in testa al serpentone, nel cordone che includeva anche Francesca Albanese. Il corteo, composto da decine di migliaia di persone, è partito al suono di un brano inedito di Roger Waters, creato appositamente per l’evento. L’atmosfera era carica di slogan, tra cui cori contro i giornalisti – con il ritornello “Giornalista terrorista” – e contro la Premier, con “Meloni dimissioni, finanziaria scritta dai sionisti”. Greta, tra i fotografi accalcati per riprenderla, è apparsa divertita dalla ressa mediatica.
L’intervento all’evento “Rebuild Justice”
Prima di unirsi alla marcia, Greta Thunberg ha preso parte all’evento “Rebuild Justice”, organizzato in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. Nel suo discorso, l’attivista ha raccontato la recente esperienza a bordo di una imbarcazione della Global Sumud Flotilla. Ha definito la missione come la prova tangibile del fallimento di un “sistema costruito sullo sfruttamento e sulla deumanizzazione”, che mette alcune vite sopra le altre.
“È un sistema che continua a trarre profitto dalla violenza e dal colonialismo”, ha denunciato Thunberg. “E oggi perfino le istituzioni più prudenti riconoscono ciò che i palestinesi dicono da sempre: a Gaza è in corso un genocidio”. Con queste parole, l’attivista ha lanciato un accorato appello alla comunità internazionale, sottolineando l’urgenza di una presa di posizione chiara.
Gli obblighi degli Stati e la scelta di agire
Nel suo intervento, Thunberg ha ricordato i precisi obblighi degli Stati di fronte a un genocidio. “Bisogna fermare i trasferimenti di armi, interrompere ogni complicità finanziaria e militare e lavorare per porre fine alle violenze”, ha affermato. Tuttavia, ha osservato come tutto questo non sia accaduto, ed è proprio per questo motivo che lei e altri attivisti hanno scelto di agire direttamente.
Ha sminuito il carattere eroico della sua mobilitazione, definendola “semplicemente il minimo” che si possa fare. Secondo Thunberg, la situazione in Palestina rende evidente il funzionamento di un sistema oppressivo globale, che sfrutta persone e natura e costruisce narrazioni per mantenere il potere di pochi.
Un appello all’unità e la missione umanitaria
Sul fronte umanitario, l’attivista ha ribadito che l’urgenza resta massima. “Ciò che i palestinesi vivono nessun essere umano dovrebbe viverlo”, ha dichiarato con forza. Eppure, dal loro esempio arriva un potente appello all’unità globale che, a suo avviso, non può essere ignorato.
Ha infine chiarito la natura della missione della Flotilla: “La nostra è stata una missione umanitaria, ma prima di tutto è un’azione politica”. Il tentativo di rompere l’assedio imposto a Gaza è stato compiuto perché, ha concluso, “quando smettiamo di provarci, perdiamo la nostra umanità”. Una giornata romana che ha visto Greta Thunberg in prima linea, ponendo l’accento sulle interconnessioni tra giustizia climatica, giustizia sociale e diritti umani.
