Cronaca

Migranti torturato in Libia denuncia aguzzino a Pozzallo: condanna a 20 anni

Migranti torturato in Libia denuncia aguzzino a Pozzallo: condanna a 20 anni

Un incubo che credeva finito, si è ripresentato davanti ai suoi occhi sulla banchina del molo. Dopo aver sofferto l’inferno in Libia, un giovane migrante è finalmente approdato a Pozzallo, nel Ragusano, credendo di aver lasciato alle spalle violenze e soprusi. Ma il suo cuore è precipitato quando, tra gli altri migranti, ha riconosciuto lo sguardo di uno dei suoi aguzzini.

La sua storia, ricostruita attraverso le indagini, è un calvario di dolore e umiliazione. Giunto in Libia, il giovane era stato sequestrato, acquistato e rivenduto da trafficanti di esseri umani, ridotto in una condizione di totale schiavitù. La sua famiglia, per ottenere la sua liberazione, era stata costretta a pagare 9.000 euro, messi insieme dopo aver ricevuto e visto i video delle torture a cui era sottoposto.

Finalmente libero, era riuscito a salire su un barcone diretto in Italia, aggrappato al sogno di una vita nuova. Quell’illusione si è infranta nel momento in cui, a Pozzallo, ha ritrovato uno dei suoi carcerieri, giunto in Italia pochi giorni prima su un altro barcone. Senza esitare, il giovane ha chiesto di parlare con la polizia, trovando ascolto presso la squadra mobile.

Le sue testimonianze hanno dipinto un quadro agghiacciante. Ha raccontato di essere stato legato mani e piedi, appeso e picchiato con tubi di gomma. Di essere stato costretto a bere acqua dal water. Le violenze subite includevano anche ripetuti abusi sessuali, tutti filmati con il telefonino per ricattare la famiglia e accelerare il pagamento del riscatto. Con grande dignità e pudore, di fronte ai giudici, ha chiesto scusa per i dettagli più crudi che era costretto a rivelare.

Le indagini hanno trovato riscontri decisivi, tra cui le immagini delle violenze conservate con arroganza nel telefono dell’aguzzino. Il processo, celebrato con rito abbreviato, si è concluso con una condanna esemplare: 20 anni di carcere. All’uomo sono state contestate le accuse di associazione a delinquere finalizzata al traffico di esseri umani, riduzione in schiavitù, tortura e sequestro a scopo di estorsione. Alla vittima è stato riconosciuto un risarcimento di cinquantamila euro. Oggi, quel giovane cerca faticosamente di ricostruire la sua esistenza, forse riuscendo, finalmente, a dimenticare.

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